giovedì 26 marzo 2020

La vita di Freud

Sigmund Freud nasce nel 1856 a Freiberg.
Nel 1860 si trasferisce a Vienna a causa della complicata situazione economica della famiglia.
Successivamente, nel 1881, si laurea in medicina e inizia tirocinio in diversi laboratori di ricerca, proseguendo poi presso il reparto di malattie nervose dell' ospedale viennese e nel 1885 ottiene la libera docenza in neurologia.


Freud oltre a ciò, ottiene anche una borsa di studio che gli consente di andare nella capitale francese presso il dottor Charcot. Al ritorno dalla Francia, nel 1886, Freud apre a Vienna uno studio privato così da poter curare le malattie nervose.


Colpito da un tumore alla mascella, Freud viene quindi sottoposto a numerose operazioni chirurgiche. Ernst Jones, biografo e suo fedele seguace, prende nota dei terribili momenti che Freud, durante la malattia, è costretto ad affrontare. Inoltre Jones appunta il lento declino fisico di Freud (considerato padre della psicoanalisi), fino alla sua morte.


Gli ultimi anni trascorsi da Freud sono tormentati anche dal dilagare della furia nazista, la quale censura i suoi scritti e il movimento psicoanalitico. L' 11 marzo 1938 i nazisti invadono l' Austria, e a tal proposito a Freud viene suggerito di abbandonare la capitale austriaca, egli è però troppo debole per potersi mettere in viaggio. La polizia nazista minaccia S.Freud e la sua famiglia e questo li obbliga a trasferirsi, prima a Parigi e poi a Londra, dove morirà il 23 settembre 1939.

Opere principali di Sigmund Freud:
- collaborazione con Joseph Breuer alla stesura di "Studi sull' isteria" (1895);
- ""(1900);

- "Psicopatologia della vita quotidiana" (1901);
- "Tre saggi sulla sessualità" (1905);
- "Totem e tabù" (1912-1913);
- "Introduzione alla psicoanalisi" (1915-1917);
- "Al di là del principio del piacere" (1920);
- "Psicologia delle masse e analisi dell' Io" (1921);
- "Il disagio della civiltà" (1929);
- "Costruzioni in analisi" (1937);
- "Psicoanalisi" (1938)
Il pensiero di Marx

Al centro del suo pensiero c’è la critica al materialismo, concetto cardine dell’economia, della società e della cultura capitalistica che caratterizza il suo tempo.
La sua opposizione al capitalismo e a tutto ciò che ne deriva è una delle chiavi fondamentali per la nascita delle ideologie socialiste e comuniste durante la seconda metà del XIX secolo. Marx è colui che ha dato vita alla corrente socioeconomica politica che prende il suo nome, il marxismo.



Secondo Marx l'uomo risulta alienato a causa dello sfruttamento economico sistematico cui è sottoposto nella società capitalistica, che determina condizioni di vita estremamente drammatiche.
L'alienazione è dunque un fatto tangibilelegato a un preciso sistema di produzione, e si presenta in quattro forme diverse. 

Il lavoratore è alienato:

  1. nei confronti del prodotto del suo lavoro, che appartiene al capitalista;
  2. nei confronti della sua stessa attività che, come forza-lavoro è venduta al capitalista al par del di qualsiasi altra merce;
  3. in relazione alla sua stessa essenza che, consistendo nell'attività lavorativa, nel sistema capitalistico risulta espropriata, riducendo il lavoratore a una pura funzione animale;
  4. nei confronti dei suoi simili, in quanto l'unico rapporto sociale è quello di dipendenza dal capitalista.

La concezione materialistica

La concezione materialistica della storia fu sviluppata da Marx in diretta polemica con la filosofia hegeliana. 
Essa divenne parte integrante del marxismo teorico e principale veicolo della sua influenza.

Il nucleo della concezione materialistica della storia sta nell'affermazione che gli uomini, i quali vivono e producono in una data società, si trovano a muoversi entro «determinati rapporti necessari e indipendenti dalla loro volontà», che sono i rapporti di produzione propri di una determinata fase dello sviluppo storico; questi costituiscono la struttura economica della società, la base reale sulla quale si eleva la sovrastruttura dei rapporti giuridici e politici, la vita intellettuale, morale e religiosa, e soprattutto le forme determinate della coscienza sociale. 

Nelle condizioni materiali, che comprendono l’ambiente naturale geografico e lo sviluppo demografico, determinanti soprattutto sono le forze produttive (strumenti di produzione, gli uomini che li producono e li muovono, le esperienze e le abitudini di lavoro, i beni prodotti) e i rapporti di produzione (sistemi di produzione: bottega, manifattura, industria; e relazioni di lavoro: schiavitù, artigianato, salariato), che nel loro insieme caratterizzano l’ordinamento di una data epoca storica (schiavismo, feudalismo, capitalismo). 

Sono i contrasti profondi nel campo della vita economica e produttiva, e in dati periodi il contrasto fra le forze produttive e i rapporti di produzione, fra l’accrescimento e il progresso dei mezzi di produzione e degli uomini che li usano e i sistemi di produzione e di lavoro, che soffocano il loro sviluppo, determinano i contrasti e i conflitti nel campo sociale, e, nel caso del contrasto fra forze produttive e rapporti di produzione, caratterizzano un’epoca di rivoluzione, in quanto prima o poi quel contrasto sbocca in rivolgimenti e trasformazioni giuridici e politici. In questi conflitti e rivolgimenti le idee agiscono per il materialismo «come forze materiali», accentuando e organizzando il movimento di trasformazione dell’ordine giuridico, politico, sociale e produttivo esistente. 

Questa concezione ha il suo fondamento nel principio che «la vita non è determinata dalla coscienza, ma la coscienza è determinata dalla vita», che «la coscienza non può mai essere qualcosa di diverso dell’essere consapevole»; perché anzi «la produzione delle idee, delle rappresentazioni, della coscienza è, in un primo tempo, direttamente intrecciata con la vita materiale» e con l’attività e lo scambio fra gli uomini.

Il pensiero di Kierkegaard 

La filosofia di Kierkegaard è un esaltazione religiosa, in quanto afferma la validità della religione nell’esistenza umana.

La religione è per il filosofo l’unica via di salvezza, l’unico modo di sottrarsi ad una condizione esistenziale caratterizzata dalla possibilità di angoscia e disperazione.
Scegliere per Kierkegaard significa esistere. L’individuo non è ciò che è, ma ciò che sceglie di essere.
Se l’uomo rinuncia a scegliere egli rinuncia a farsi valere come io e la sua personalità appassisce.
L’incertezza determina sentimenti di angoscia che soltanto il cristianesimo e l’aiuto soprannaturale della fede può aiutare a superare.

Le differenze con il pensiero di Hegel


Diversamente da Hegel che considerava la ragione l’unica e vera realtà che si realizza in un processo dialettico, Kierkegaard diceva che non esiste la verità oggettiva ma la verità del singolo. Cioè la verità è soggettiva in quanto è legata all’esperienza del singolo individuo.
Lo scopo della sua filosofia è proprio quella di inserire il singolo nella ricerca filosofica.
A differenza di Heigl quindi egli afferma che il singolo individuo è superiore al genere umano.

Gli stadi dell'esistenza


Gli stadi dell’esistenza sono I modi fondamentali di vivere e concepire l’esistenza.
Essi sono tre: la vita religiosa la vita etica la vita estetica.


  • Lo stadio estetico è la forma di vita in cui l’uomo rifiuta ogni legame o impegno continuo, ma vive attimo per attimo in cerca di novità e avventure.
Tuttavia l’esteta, vivendo solo di piaceri momentanei, non sviluppa una propria personalità.


  • Lo stadio etico è la forma di vita di colui che sceglie di scegliere.
L’individuo che sceglie di scegliere accetta di seguire un modello universale di comportamento , come il matrimonio, basato sulla scelta della fedeltà e della normalità.
L’individuo nell'adottare determinati modelli di comportamento non sviluppa alcun tipo di personalità e quindi anche questo modello è destinato a fallire.

Quindi l’essere umano sente il bisogno di un esperienza più profonda che riesca a vincere l’angoscia. L’uomo sente il bisogno quindi di una vita religiosa.

La vita religiosa


La vita religiosa è lo stato della fede da quell'uomo giunge dopo aver superato angoscia e disperazione.
L’uomo è posto davanti ad un bivio:credere o non credere.  Da un lato è lui che deve scegliere dall'altro non può perché Dio è tutto e da lui dipende anche la fede.
Quindi nella vita religiosa c’è una profonda contraddizione uguale a quella dell’esistenza umana.

Perciò il cristianesimo esprime la sostanza stessa dell’esistenza. Infatti paradosso,scandalo, dubbio, angoscia, impossibilità di decidere, sono le caratteristiche del cristianesimo e dell’esistenza.

Le opere principali di Kierkegaard


Tra le opere più importanti di Kierkegaard ricordiamo: 

  • Enten-Eller
  • Timore e Tremore 
  • il concetto dell’angoscia
  • la malattia morale 
Le caratteristiche principali della sua filosofia furono: 
  • L’esistenza cioè L’importanza assegnata all'esistenza concreta dei singoli esseri umani.
  • La possibilità la centralità del criterio della possibilità, concepita come la cifra caratteristica dell’essere umano.  
  • La riflessione soggettiva e la storia una rivoluzione della riflessione soggettiva, appassionata, in cui l’uomo viene inserito nel contesto in cui vive.
  • L’aut aut il credere che la vita sia caratterizzata da una scelta che obbliga ad un aut aut.
Il pensiero di Nietzsche 
La vita di Nietzsche si divide in due periodi:
Nella sua prima fase, Nietzsche , vuole celebrale  il trionfo sulla vita e la sua accettazione più totale e completa.
Davanti alla crudeltà, alla sofferenza, all'incertezza dell’esistenza Nietzsche decide di essere un discepolo di Dioniso, il dio dell’ebbrezza che incarna le passioni del mondo e che si contrappone ad Apollo, dio dell'ordine e della razionalità. Nella seconda fase della sua filosofia, Nietzsche è mosso dal proposito di liberare la mente degli uomini da un “errore” fondamentale: la metafisica
La critica a quest’ultima disciplina filosofica si concretizza nella nota espressione della “
morte di Dio”.  


Chi è Dio?

Secondo Nietzsche, Dio è la nostra più lunga menzogna, è la personificazione di tutte le varie certezze morali, religiose attraverso cui l’umanità ha dato un senso rassicurante al caos della vita.
È l’essenza di tutte le credenze create dall'uomo.
Scrive Nietzsche«C’è un solo mondo ed è falso, crudele, contraddittorio, senza senso (…) Noi abbiamo bisogno della menzogna per vincere questa realtà, questa ‘verità’. Cioè per vivere».

Cosa vuol dire Dio è morto?
Con l’espressione "Dio è morto", Nietzsche intende la fine delle certezze che hanno guidato gli uomini per millenni. La morte di Dio non è un evento compiuto, bensì è in corso ed è annunciato dal cosiddetto “uomo folle” (il filosofo) mentre il resto dell’umanità non ne è ancora pienamente consapevole. 

Il Superuomo
La terza fase della filosofia di Friedrich Nietzsche si apre dunque con le alternative che si aprono con la morte di Dio: l’avvento dell’ “ultimo uomo” o del “superuomo
il superuomo è un concetto filosofico che si colloca nel futuro: corrisponde all’idea di un uomo nuovo, oltre e diverso da ciò che conosciamo. La stessa parola tedesca che utilizza Nietzsche è Ubermensch che può essere tradotta anche con “oltre-uomo”, cioè di un uomo oltre l’uomo esistente.   
Le caratteristiche che possiede il superuomo sono:

  • l’accettazione della visione dionisiaca della morte di Dio

  • il suo collocarsi nella prospettiva dell’eterno ritorno dell’uguale: Secondo Nietzsche tutti gli eventi del mondo si ripresentano sempre identici a se stessi infinite volte. Pur essendo difficile stabilire con certezza cosa sia effettivamente questa teoria. il suo significato è chiaro e differenzia nettamente l’uomo dal superuomo: mentre il primo reagisce con terrore alla prospettiva di un eterno ripetersi degli eventi, il secondo la accoglie con gioia. Tale reazione scaturisce dalla prospettiva di vivere la vita come un qualcosa di “creativo” che ha in sé il proprio appagamento, di non ricercare in un “oltre” questo mondo la felicità e il proprio senso. In sintesi: vivere la vita come se tutto si dovesse ripetere all'infinito.

  • la capacità di mettere in discussione la morale

  • il porsi come volontà di potenza 


La volontà di potenza 
La volontà di potenza è il senso dell’essere, è la vita intesa come forza espansiva. Pertanto la molla della vita non è la ricerca del piacere o l’istinto di sopravvivenza, ma la spinta dell’autoaffermazione. La volontà di potenza s’incarna nel superuomo, che è libertà creativa e la continua auto-creazione della vita.
In questo caso l’arte è rappresentazione creativa e interpretativa della realtà, è volontà di potenza.

sabato 28 dicembre 2019

Pensiero di Schopenhauer

Schopenhauer fa parte di un filone di pensiero che si oppone all'idealismo, e che non crede nella possibilità di spiegare razionalmente la totalità del reale.
La filosofia di Schopenhauer si può considerare da molti punti di vista romantica: vi è una forte componente di irrazionalismo, e vi sono anche numerose influenze del mondo orientale. La sua opera più importante è “Il mondo come volontà e rappresentazione”.

Schopenhauer si può considerare l'anti - Hegel, molto più di Marx, il quale resta molto legato all'idealismo. Marx rovescia completamente la concezione idealistica della materia vista come momento dello spirito, ma mantiene l'impianto dialettico, razionalistico di Hegel.
Schopenhauer, invece, fa il contrario: egli rifiuta l'impianto dialettico idealistico, e la pretesa di spiegare razionalmente la totalità, ma ritiene la materia un prodotto dello spirito. Il pensiero di Schopenhauer prende le mosse da Kant, soprattutto per quanto riguarda la distinzione tra fenomeno e noumeno.


Inizialmente Schopenhauer, come Kant, ritiene che la realtà abbia due facce: quella fenomenica e quella noumenica. Fenomeno [Vorstellung] Noumeno [Wille] Vorstellung è un termine che significa “rappresentazione”, ed ha al suo interno una sfumatura di teatralità. Per Kant la realtà fenomenica, quella che vediamo intorno a noi, non è la realtà ultima, ma è comunque ben fondata dal punto di vista razionale. Per Schopenhauer, invece, la realtà fenomenica non è razionalmente fondata, è illusione, è un fluire di scene che non hanno nessun peso, sono solo apparenza.

Il velo di Maya


E' il velo di Maya che ci fa vedere il mondo in un certo modo, ma in realtà esso è solo un sogno. Wille è la volontà, il fondamento della rappresentazione, ed è quindi la realtà ultima. Ma tra la volontà di Schopenhauer e il noumeno di Kant ci sono alcune differenze: innanzitutto, mentre per Kant il noumeno è inconoscibile, per Schopenhauer la realtà ultima si può conoscere.




Per Schopenhauer, come per Kant, non si può dimostrare l’esistenza del noumeno attraverso processi razionali, dal momento che noi utilizziamo categorie di pensiero che si riferiscono alla realtà fenomenica, e che non reggono, non sono più valide quando si vuole andare oltre e indagare la realtà ultima (Kant fa l’esempio della colomba che ha la pretesa di volare nello spazio).  Ma per Schopenhauer si può in qualche modo percepire e quindi capire il noumeno, e questo è possibile grazie all’intuizione. Se noi chiudiamo gli occhi e ci caliamo nella profondità del nostro.
Karl Marx
Karl Marx nasce nel 1818 in Prussia, in particolare a Treviri, una città della Renania, in una famiglia della borghesia agiata e liberale (il padre, Heinrich, è un noto avvocato). Frequentato il liceo nella città natale, nel 1835 il giovane Marx si iscrive alla Facoltà di Legge dell’Università di Bonn, ma si trasferisce poi a Berlino, dove entra in contatto con la "sinistra hegeliana", costituita da un gruppo di filosofi e discepoli di Hegel formatosi all'indomani della morte di quest’ultimo nel 1831. 
A contatto con il pensiero dei giovani hegeliani, Marx decide di lasciare lo studio della giurisprudenza e si iscrive alla Facoltà di Filosofia, laureandosi a Jena nel 1841 con una tesi sulla filosofia di Democrito ed Epicuro.

Marx inizia a lavorare come giornalista alla “Gazzetta renana” - giornale che verrà soppresso di lì a poco - e nel 1843 redige il primo saggio critico sulla filosofia di Hegel, Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico, pubblicato solo nel 1927. Sempre nel 1843 si trasferisce con Jenny von Westphalen, la moglie appena sposata, a Parigi, dove rimarrà fino al 1845.
Nella capitale francese entra in contatto con il pensiero socialista di Proudhon, conosce Michail Bakunin, filosofo ed anarchico russo e soprattutto stringe una duratura amicizia con Friedrich Engels, economista e filosofo tedesco, con cui scrive La sacra famiglia, ironica e mordace critica del gruppo di filosofi che si riunisce intorno a Bruno Bauer, filosofo e teologo tedesco. Sempre a Parigi comincia a studiare gli economisti classici e stende i Manoscritti economico-filosofici (1844) che verranno pubblicati nel 1932 e che, insieme con La questione ebraica e Per la critica della filosofia del diritto di Hegel, lo avvicinano al pensiero comunista
Nel 1845 Marx viene espulso da Parigi su richiesta del governo prussiano e si trasferisce così a Bruxelles. Nello stesso anno scrive a quattro mani con Engels L’ideologia tedesca (1845-1846) in cui viene teorizzata la concezione materialistica della storia in opposizione al pensiero di Feuerbach; Marx vi aggiunge, in aspra polemica contro Proudhon, la Miseria della filosofia (1847) . I due filosofi entrano nella "Lega dei giusti", di cui fanno parte artigiani e lavoratori tedeschi, e che nel 1847 diventa "Lega dei comunisti".

Nel 1848 viene pubblicato a Londra il Manifesto del partito comunista, steso da Marx ed Engels per il secondo congresso della Lega; dopo la pubblicazione, Marx viene espulso dal Belgio, avendo disatteso l'obbligo di non diffondere testi ed opere a contenuto politico. Ritorna a Parigi, dove il governo rivoluzionario lo richiama dopo l’esilio, ma nel frattempo i moti rivoluzionari scoppiano anche in Germania, e Marx dunque si reca a Colonia, dove fonda la “Nuova gazzetta renana”.
Tuttavia la repressione della rivoluzione porta da un nuovo esilio, prima a Parigi, poi a Londra. Nella città inglese, Marx vive con la famiglia in condiziona assai disagiate, che non lo distolgono dagli studi di economia politica, condotti nella famosa biblioteca del British Museum. Nel 1850 viene pubblicato il testo Le lotte di classe in Francia, analisi dei moti del ‘48 e del loro fallimento. Nel 1852 pubblica, invece, Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte, testo sul colpo di stato bonapartista in Francia dell’anno precedente. Tuttavia, Marx ha in cantiere una grande opera, che analizzi l’intera società capitalista e che presenti in forma compiuta tutta la riflessione teorica a fondamento di una rivoluzione della società in senso comunista e proletario. 
Questo testo, intitolato complessivamente Il Capitale, vedrà la luce, dopo diverse revisioni, in periodi differenti:nel 1867 viene pubblicato il primo libro; scritti tra 1869 e 1879, il secondo e il terzo libro verranno pubblicati postumi da Engels nel 1885 e nel 1894. A quest'opera monumentale, determinante nel'influenzare il pensiero filosofico-economico successivo, Marx aggiunge nel corso degli anni i saggi Lavoro salariato e capitale (1849) e Salario, prezzo e profitto (1865)

Accanto allo studio e alle pubblicazioni, Marx si dedica all’attività politica, fondando nel 1864 la Prima Internazionale, per coordinare gli sforzi e l'attività politica del movimento operaio; per affermare la propria linea politica, sarà duro lo scontro con le posizioni dell'anarchico Bakunin, fino all'espulsione del pensatore russo dall'Internazionale stessa. Karl Marx muore nel 1883, dopo il peggioramento della sue condizioni fisica e la morte della moglie Jenny, nel 1881.

Ludwig Feuerbach

Il rovesciamento dei rapporti di predicazione - La filosofia di Feuerbach ha come presupposto teorico e metodologico una critica radicale nei confronti della maniera idealistico-religiosa del rapportarsi al mondo.

Tale maniera secondo il filosofo consiste sostanzialmente in uno stravolgimento dei rapporti reali fra soggetto ed oggetto. L’equivoco di fondo dell’idealismo è quello di fare del concreto un attributo dell’astratto anziché dell’astratto un attributo del concreto. Da ciò il programma Feuerbacahiano di un inversione radicale dei rapporti fra soggetto e predicato instaurati dalla religione e dall’idealismo.

Il pensiero Feuerbachiano


La critica alla religione - Applicando la sua metodologia materialista alla religione, Feuerbach arriva ad affermare che non è Dio (l’astratto) ad aver creato l’uomo (il concreto), ma viceversa, è l’uomo ad aver creato Dio.
Infatti, Dio secondo Feuerbach, è solo una proiezione illusoria di qualità umane. Feuerbach studia ora le modalità dell’origine dell’idea di Dio nell’uomo:

  1. l’uomo ha coscienza di sé non solo come individuo, ma anche come specie. Ora mentre l’individuo da solo si sente debole e limitato, come specie si sente infinito ed onnipotente: da ciò la figura di Dio;
  2. l’opposizione umana tra volere e potere: tale opposizione porta l’individuo a costruirsi una divinità in cui tutti i suoi desideri appaiono realizzati;
  3. il sentimento di dipendenza che l’uomo prova nei confronti della natura: tale sentimento spinge l’uomo ad adorare quelle cose senza le quali egli non potrebbe esistere.



L’alienazione e l’ateismo - Dall’amore per Dio, all’amore per l’uomo. Secondo Feuerbach, a prescindere dall’origine della religione, questa costituisce comunque una forma di alienazione, intendendo con tale termine quello stato patologico secondo cui l’uomo scindendosi proietta fuori di sé una potenza superiore alla quale egli si sottomette. Ma se la religione si configura come un’”oggettivazione” alienata ed alienante, l’ateismo non solo è un atto di onestà filosofica, ma anche un vero e proprio dovere morale. 

Infatti Feuerbach afferma che è arrivata l’ora che l’uomo recuperi in sé i predicati positivi che ha proiettato fuori di sé, in Dio. Di conseguenza il compito della vera filosofia non è più quello di porre il finito nell’infinito, bensì di porre l’infinito nel finito.