martedì 2 giugno 2020

Jean Paul Sartre

L'esistenzialsimo come umanismo:

Jean-Paul Sartre (1905 -1980, Parigi), l'esponente più importante dell'esistenzialismo francese, parte dall'analisi della coscienza dell'uomo e mette in luce la sua fondamentale differenza rispetto agli enti: mentre questi ultimi costituiscono l'essere in sé, opaco e inerte, la coscienza è l'essere per sé, auto-trasparente e consapevole di se stesso. Solo l'essere per sé conferisce senso all'essere in sé, ma a sua volta ne è vincolato perché la coscienza è sempre coscienza di qualche cosa e non può esistere se non situata in un mondo di cose e di persone. 

La coscienza è essenzialmente identificata con il potere di nullificazione del dato di fatto: essa nullifica la realtà oggettiva, cioè la supera, la trascende sulla base di un progetto sempre rinnovato. Per questo la coscienza è definita dal filosofo come «nulla» e come libertà. Tale libertà, non essendo a sua volta scelta, mostra un risvolto inquietante. L'uomo, infatti, In un orizzonte nichilistico dove non ci sono più valori punti di riferimento definiti., si trova a dover conferire S. senso a se stesso e al mondo; nello stesso tempo, la consapevolezza di tale compito lo induce a provare un sentimento di angoscia per la responsabilità che sente gravare interamente su di sé. 



La libertà risulta allora essere la più pesante condanna dell’uomo: egli si trova obbligato a esistere come libertà, votato a una vita di disperazione e fatica caratterizzata da un incessante compito di creazione e progettazione mai concluso e definitivo. 


Nel secondo dopoguerra Sartre è spinto, dai problemi della ricostruzione politica ed economico-sociale, ad abbracciare la causa del proletariato e ad aderire al marxismo, anche se assume un atteggiamento critico nei confronti dell'interpretazione “deterministica" della dialettica di stampo sovietico. Il suo punto di vista rimane costantemente quello esistenzialistico, che concepisce l'individuo come «responsabilità» e «libertà»; concezione che porta Sartre a teorizzare e a promuovere il ruolo impegnato degli intellettuali. 


L'individuo è artefice del proprio destino e, dunque, a lui spetta il compito di ribellarsi all'ingiustizia e allo sfruttamento costruendo una realtà più umana. Ciò implica il superamento della condizione "seriale" e alienata a cui l'uomo è ridotto nella società capitalistica, grazie all'azione rivoluzionaria del «gruppo», cioè di un insieme organizzato di persone libere unite da un comune obiettivo

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